LA QUAREMMA
Tra le tradizioni del nostro paese troviamo la Quaremma, fantoccio di pezza dall'aspetto di una donna che veniva appeso ai crocevia delle strade di Surbo durante la Quaresima. La Quaremma simboleggiava il periodo in cui ci si asteneva dal mangiare le carni e i formaggi. I nostri nonni per condire la pasta, per vitare il formaggio, utilizzavano il pane grattugiato e fritto.
Alla fine della quaremma, il buffo fantoccio veniva bruciato.
L'URU
Una delle tante leggende che animano le lunghe serate di un tempo è quella famosissima dell'Uru.
Nell'immaginario popolare l'Uru era un folletto capriccioso e dispettoso, alto circa 40 cm, con occhi lucenti e neri e un cappello rosso in testa.
Questa leggenda ha origine presso gli antichi romani: s narra infatti che spiriti buoni potessero trasformarsi in Lari (Lares), padroni e protettori della casa.
C'è una corrispondenza con il nostro "Uru", presente nelle diverse case ed inseparabile dai loro abitatori. Il folletto era morbosamente legato ai padroni di casa, tanto da seguirli nei traslochi.
L'ACCHIATURA
Un tempo per la nostra gente la parola "acchiatura" era legata al ritrovamento di un ricco tesoro, costituito da monete d'oro e nascosto in posti strani: tronchi di alberi, ruderi di antiche masserie, incroci tra contrade, torri, pozzi, altari di chiese sconsacrate.
Solo i Santi o le anime dei morti, apparendo in un sogno, potevano dare qualche indicazione sul luogo dove si trovava il tesoro. Per arrivare alla conquista della favolosa ricchezza si dovevano eseguire riti magico-religiosi a volte complicati.
"Quiddru è trata l'acchiatura" (quello ha trovato il tesoro) era la metafora usata per indicare una persona divenuta ricca o che aveva cambiato posizione sociale.
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