Come in ogni altro paese, anche a Surbo la straordinaria inventiva popolare ha creato buffi, simpatici e particolari soprannomi con i quali venivano e vengono ancora oggi identificati personaggi, noti e meno noti, in qualche modo protagonisti della nostra identità sociale e culturale.
FACICCHIA. "Facicchia" perchè questa famiglia era costituita da persone che sapevano fare tutto e in dialetto, tali persone, queste persone vengono dette "faci-faci" e da questo "Facicchia".
BONOMO. "Bonomo" per la bontà d'animo che quest'uomo aveva.
BOTTA. Ronzino Riezzo stava lavorando dal dott. Trabucco. Il dott. Trabucco era di statura bassa mentre Ronzino era molto alto. Così il dottore, visto che era un tipo molto scherzoso gli disse <<Io sono mezza botta mentre tu sei una botta intera>>. Da lì "Ronzino Botta".
CHILLI' (maestro te munda). Finita la rimonda dell'albero, questo simpatico personaggio saliva sulla cima più alta della pianta facendo vedere solo la testa, e così fu chiamato "lu chillì" da chillo/tacchino.
TAPPA TAPPA. Nel primo Novecento era solito andare a lavorare nei campi con "birocci e traini" (carretti di legno) e a piedi. Questo nostro personaggio si recava a piedi ai suoi poderi che erano situati verso Torre Rinalda. Finito il lavoro, quando prendeva la strada del ritorno incontrava alcuni carrettieri che, gentilmente, gli offrivano un passaggio e lui per tutta risposta diceva: <<No grazie, mo fazzu na stozza te strada alla mpete, poi fazzu na tappa, poi n'aura stozza e poi n'aura tappa!>>. E da quel giorno, quando i carrettieri lo incontravano erano soliti dire: <<Eccu iddru, lu "Tappa Tappa"!>>.
PASSìA. Corteggiare le ragazze nei primi anni del secolo era un'impresa. Il nostro personaggio, finito il lavoro e indossato il vestito nuovo, puntualmente si recava nelle vicinanze della casa della sua "morosa" dove, per poterla corteggiare, passava e ripassava quasi da consumarsi le scarpe. Le vicine di casa (pittecule) quando lo vedevano arrivare dicevano: <<Na è riatu lu Passia!>>. (Passìa da passare)
CURTU. A Surbo, anticamente, c'erano molte "carcare" (fornaci per la produzione della calce). Queste fornaci venivano alimentate da fascine di legno che a loro volta venivano trasportate dai carrettieri. Due cugini entrambi con lo stesso nome e cognome "Pippi Leone" ma che si differenziavano per mezzo dell'altezza, uno alto e l'altro basso (corto, "curtu") erano addetti a tale compito. Quando andavano a scaricare il capo mastro chiedeva chi dei due avesse scaricato la legna e gli operai, per distinguerli, dicevano "Lu Pippi Lengu o lu Pippi Curtu!".
ZINZALE. Questo personaggio era solito portare le serenate. Di solito chi le eseguiva voleva essere compensato con qualsiasi cosa, se questo non avveniva il nostro personaggio insisteva fino a che non avesse raggiunto il uo scopo. Così venne paragonato allu "zinzale" (zanzara), perchè questo insetto se non riesce a prendere quella goccia di sangue non ti lascia in pace.
PANE CU LL'EGGHIU. In un "trappito" (frantoio) ogni qual volta avveniva la spremitura delle olive, si presentava puntualmente il figlio di uno dei "trappitari" (operai del frantoio) con una fetta di pane "fattu a casa" chiedendo <<Mintitime nu picchi de uegghiu!>>. Tutte le volte che gli operai vedevano arrivare questo bambino con la solita fetta di pane dicevano: <<Sta rria lu "Pane cu ll'egghiu!">>.
CAFARICI. Ad un bambino vennero offerti dei ravanelli che in dialetto venivano e vengono tuttora chiamati "tarici". Il bambino non riuscendo a pronunciare bene questo termine disse "cafarici" anzichè "tarici". E da quel momento, per prenderlo in giro, tutti lo chiamavano "lu Cafarici".
COTULA. Era un bambino che non riusciva a stare mai fermo e la sua mamma lo soprannominò con il vezzeggiativo "Cotula" (muoversi).
CURPUNE. Alcuni fratelli erano fruttivendoli a Lecce. Uno di questi si caricava tutta la merce raccolta nelle campagne sulle spalle (curpune) e la trasportava sino a Lecce. Ogni volta che passava, ascoltava le simpatiche battute della gente che in coro lo chiamavano "Lu curpune". |