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Salento Negroamaro Rosso

Vincenzo Ampolo la Vita

La vita di Vincenzo Ampolo è caratterizzata da un grande impegno nella vita politica e amministrativa e da una forte passione per la letteratura e la poesia, tanto da essere considerato un notevole esponente della cultura letteraria salentina tra la fine del 19. e l’inizio del 20. secolo.
M. Proto individua alcuni filoni ben precisi della cultura poetica e letteraria salentina e inserisce il nostro poeta tra i Carducciani (1).
Vincenzo Ampolo nasce a Surbo, paese in provincia di Lecce, il 6 gennaio 1844, primo di dieci figli, da Adelaide Messa e Giovan Battista farmacista del paese.
Formazione culturale Il poeta compie i suoi primi studi in un collegio religioso, il convitto dei Padri delle Missioni e gli studi universitari a Napoli, come si conveniva ai figli delle famiglie nobili e borghesi del Salento. Presso l’Università degli studi di Napoli,. seguendo la sua naturale inclinazione, frequentò i corsi di Letteratura, scienze naturali e filologia comparata, contravvenendo alle scelte del padre che avrebbe voluto avviarlo agli studi giuridici, cosi come egli stesso ci racconta.
A Napoli , a contatto con le idee liberali e progressiste del mondo universitario si distacca dal modus vivendi, dalla cultura provinciale e dalla educazione confessionale, che avevano fino a quel momento caratterizzato la sua formazione, indirizzandosi verso scelte e orientamenti che possiamo definire liberali, laici e progressisti.
Nell’ambiente universitario segnato dalla presenza di F. De Sanctis e di L. Settembrini si completerà la sua formazione culturale, il suo pensiero politico e la sua educazione civile ed umana..
A sostegno di questa evoluzione riportiamo il giudizio di D. Valli: “Fu proprio a Napoli, dunque, che il giovane Ampolo assorbì quella sua particolare fede letteraria e politica che caratterizzerà, sia pure nella sua naturale evoluzione dell’esistenza e degli eventi, la milizia culturale del poeta salentino: fu a Napoli ch’egli sentì il fascino delle idee progressiste e avvertì la necessità di un impegno politico che non tardò a trasferire in provincia, dove i problemi non erano meno gravi e la lotta meno accesa” (2)
Il nostro poeta rimane a Napoli dal 1864 al 1871, anni importanti e cruciali per la vita del paese che aveva appena raggiunto l’unificazione
1) M:PROTO, La linea salentina nella poesia italiana moderna e contemporanea. Galatina 1963, pp. 19-25
2) D. VALLI, Notizia di Vincenzo Ampolo. Sta in : “Studi in onore di Mario Marti”. Lecce, 1971, pp. 152-153.


SITUAZIONE POLITICA E SOCIALE

L’Italia in quegli anni, dopo i fermenti dell’unificazione, doveva affrontare gravi problemi politici, economici e sociali. Al potere era la destra storica che realizzava sul piano amministrativo e legislativo una rigida centralizzazione, nella preoccupazione quasi ossessiva di salvaguardare l’unità nazionale.
mentre la situazione economica e sociale in tutto il meridione era preoccupante e complessa: serpeggiava un generale malcontento del popolo ostile verso il nuovo ordinamento che non portava nessun beneficio alle loro condizioni di vita che sfociò in rivolte.
La città di Napoli con i suoi burocrati, politici e intellettuali era divisa, da una parte lottava per non perdere la supremazia di capitale del Regno borbonico e alimentava movimenti federalisti e autonomisti dall’altra difendeva la recente unità della nazione con movimenti unitari.
Bande di briganti si mescolavano ai contadini insorti che percorrendo tutti i centri abitati massacravano i notabili, incendiavano le loro proprietà e si ritiravano nelle montagne per attaccare altrove.
A questo attacco che pareva mettere in pericolo le basi stesse dell’unità nazionale, il governo centrale reagì con spietata energia rafforzando i contingenti militari e inasprendo le pene; istituì nelle province dichiarate in stato di brigantaggio un vero e proprio regime di guerra: tribunali militari per giudicare i ribelli e fucilazione immediata per chi avesse opposto resistenza con le armi.
Il brigantaggio fu sconfitto nel giro di pochi anni sia per l’efficacia delle misure repressive, sia per la stanchezza della popolazione, non furono risolti però i problemi politici e sociali che avevano alimentato il fenomeno e soprattutto mancò la divisione dei terreni demaniali in favore dei contadini.
La stessa grave situazione si riscontra nel nostro piccolo paese dove i contadini si trovavano in condizioni sociali ed economiche di miseria, come documenta A. Caputo: Il popolo “angariato dai governanti, illuso o spaventato dai preti, subiva ogni sorta di oppressione non da ultimo un sistema di tassazione perverso che colpiva ogni evento”. (1)
E così l’acceso dibattito e gli opposti schieramenti in campo nazionale trovavano eco anche a Surbo. “I processi politici celebrati prima e dopo l’unità d’Italia , che hanno coinvolto nostri concittadini, (si può ricordare Pietro Valzani il sacerdote processato dai Borboni e incarcerato per le sue idee liberali e Luigi Messa, patriota mazziniano) ci danno un’immagine carica di emotività del contributo dato dai nostri cari al formarsi dell’Italia unita, con le lotte e le ripicche tra i favorevoli e i “caurri” (2)
1) A. Caputo, Documenti di storia salentina. Surbo : 700, 800 e primo 900. Lecce, 2002 p.
2) A. Caputo, op. cit., p.


IDEOLOGIA POLITICA E ATTIVITA' LETTERARIA

Nel 1871 rientrato nella città natale, forte delle idee maturate nella città di Napoli, ha inizio il secondo periodo della sua vita, quello della maturità caratterizzato da un impegno politico e amministrativo, di collaborazione ai giornali locali e di dedizione agli studi
Ampolo frequenta il mondo culturale della città confrontandosi con i più importanti intellettuali del tempo, come testimonia la sua collaborazione ai giornali salentini, centro vivo di fermenti politici e di idee e seguita a coltivare i suoi studi “con forza solitaria e tenace sparpagliando in cento e cento giornali i brandelli dell’anima”.
L’ideologia politica di V. Ampolo trova espressione nei suoi versi; animato da sentimenti patriottici e liberali, nutre simpatie per la sinistra , “pur con la cautela che bisogna costantemente adoperare nel giudicare il grado di consenso o di autonomia dell’intellettuale del secondo Ottocento nei riguardi di movimenti di opinioni e di organizzazioni politiche di sinistra” Nelle sue scelte e nei suoi scritti si ritrova una costante difesa della laicità dello stato, un attacco alle istituzioni religiose e all’azione del papa, soprattutto in riferimento agli avvenimenti politici riguardanti la questione romana e i rapporti tra la Chiesa e lo Stato.
Nella sua poesia dà sfogo ai suoi umori polemici e satirici, i maestri a cui si ispira sono Carducci, Giusti, Prati, Stecchetti, Cavallotti; dietro la facciata di violenta satira e di feroce critica D. Valli riconosce un fondo moderato e utopistico. “Sicché nelle liriche di più aperta partecipazione popolare dell’Ampolo si avverte questo distacco tra realtà concreta e realtà sognata, distacco che spinge in maniera sempre più evidente questa produzione sociale del poeta in un ambito di idillio democratico e progressista”, nel senso di un’idea letteraria della scienza e del progresso. (1)
La sua attività giornalistica ha inizio nel 1978 con il “Gazzettino letterario di Lecce”.
Nel 1881 “ pubblica dei componimenti poetici sulla “Strenna salentina” ; dal 1884 al 1885 collabora con il “Don Ortensio”, giornale umoristico salentino diretto da Nicolò Ferraioli, critico nei confronti dell’amministrazione leccese e con il “Pungiglione” giornale di satira politica, con lo pseudonimo di “Caporale Orbus” e nel 1887 con il “Progresso”.
Nello stesso periodo dal 1883 ha inizio il suo impegno politico di sindaco del paese che manterrà quasi ininterrottamente fino alla morte.
Nell’ultimo periodo della sua vita il poeta, pur continuando a ricoprire incarichi politici nel paese, si richiude sempre più in sé stesso e nel suo mondo personale, ripiega sui ricordi del passato e dei grandi ideali storici ormai tramontati. Questo pessimismo matura in seguito a fatti contingenti quali il venir meno degli ideali patriottici con il conseguente ingresso sulla scena politica della classe che egli stesso definiva “borghesia canaglia” e a fatti personali, quali la morte della sorella a cui era profondamente legato e l’aggravarsi della sua malattia, la gotta che lo costringeva su una sedia a rotelle e gli impediva di fatto di spostarsi dalla sua casa.
In solitudine si dedica con passione agli studi e alla poesia, cosicché nel 1891, pubblica due raccolte poetiche “Macchiette” e “Sogni e tramonti”, dove riunisce poesie pubblicate precedentemente sui giornali insieme a nuove composizioni.
“Il 1891 è l’anno cruciale dell’esistenza e della poetica di V. Ampolo; tutto quello che lo precede è vitalità, lotta, eclettismo, ciò che lo segue è incupimento, ricordo, meditazione tragica e solenne” (2)
La sua ultima produzione poetica è dominata dal pessimismo: la vita dell’uomo appare avvolta dal dolore e il futuro senza speranza.. Nella poesia incombe il pensiero della morte, e il senso della vanità della vita. e per il poeta l’unico conforto che rimane è l’arte in una illusione di immortalità.
Negli anni successivi pubblica altre raccolte: Sotto un olmo - Ricordi e pensieri - Mistero e ragione - La Torre dei Caldei.
Queste raccolte poetiche possono considerarsi un unico componimento, variazione sullo stesso tema della morte e della vanità della vita.
Rimane inedita un’altra raccolta “Dolori” di cui dà notizia V. Demasi nell’appendice contenuta nell'opera “Surbo”, e ripresa da O. Scalinci in “Vincenzo Ampolo poeta gentile”.
Muore a Surbo il 27 febbraio 1904, alla sua morte l’amministrazione comunale gli dedica una via del paese dove aveva vissuto a pochi passi dal Municipio e intitola al suo nome la Scuola elementare.
1) D. VALLI, op. cit. p. , pp. 156-157.
2) D. VALLI, op. cit. p. , p. 165.
3) A. DEMASI, Surbo. Cavallino 1989, pp. 80-82
4) O. SCALINCI, Vincenzo Ampolo poeta gentile. Sta in: Nord e Sud, Trepuzzi 2004, pag. 40

scheda biografica e approfondimenti a cura di Elena Maglio

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